Santo Stefano

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Stefano

Stefano (in greco Στέφανος [Stephanos], ‘corona’) fu un diacono della Chiesa primitiva di Gerusalemme e protomartire (il primo dei martiri) del cristianesimo. Si attirò l’ostilità di diverse sinagoghe per i suoi insegnamenti.

Nel suo processo, Stefano pronunciò un lungo discorso criticando le autorità ebraiche che lo giudicavano. Fu condannato alla lapidazione. Al suo martirio assistette Saulo di Tarso, un fariseo che in seguito divenne seguace di Gesù.

L’unica fonte di informazioni su Stefano è il libro degli Atti degli Apostoli del Nuovo Testamento.

Martirio di Santo Stefano

Santo Stefano è menzionato per la prima volta nel libro degli Atti degli Apostoli come uno dei sette diaconi scelti dagli apostoli per distribuire cibo e carità tra i membri più poveri della comunità della Chiesa primitiva. Secondo la fede ortodossa era il più importante di tutti, per cui è chiamato arcidiacono.

Come un altro diacono, Nicola di Antiochia, si dice che fosse un ebreo convertito, per cui si ritiene che Stefano sia nato ebreo, anche se non si sa nient’altro della sua vita precedente. Questi diaconi furono scelti per il malcontento degli ebrei ellenisti (di origine greca e di lingua greca), che ritenevano che le vedove della loro comunità fossero trattate peggio delle ebree di lingua ebraica nella distribuzione dei fondi comuni. Poiché il nome «Stephanos» è greco, si è supposto che fosse uno di questi ebrei ellenisti. Nel testo si dice che Stefano era «pieno di fede e di Spirito Santo». I prescelti dagli ebrei ellenisti furono Stefano, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas e Nicola di Antiochia. Furono presentati agli apostoli che, dopo aver pregato, imposero loro le mani. In seguito si dice che Stefano compì alcuni miracoli davanti al popolo.

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Santo Stefano

Alcuni ebrei di Cirene, Alessandria, Cilicia e Asia, riuniti in una sinagoga di liberti, discussero con Stefano. Secondo gli Atti degli Apostoli, non riuscivano a confutare i suoi argomenti, per cui corruppero alcuni testimoni perché dicessero che Stefano aveva bestemmiato contro Mosè e contro Dio. Così «sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi», presero Stefano e lo condussero davanti al Sinedrio, riunito nel Tempio di Gerusalemme. Allora i falsi testimoni lo accusarono di aver detto che avrebbe cambiato le usanze di Mosè e che Gesù avrebbe distrutto il Tempio di Gerusalemme. Il libro degli Atti dice che in quel momento i membri del Sinedrio guardarono Stefano e videro «il suo volto come il volto di un angelo».

Discorso davanti al Sinedrio

Stefano pronunciò un lungo discorso davanti al Sinedrio. Parlò di Abramo, dei suoi discendenti e di come Giuseppe finì in Egitto. Poi raccontò come Giuseppe fu consigliere del faraone, come i faraoni successivi ridussero in schiavitù il popolo ebraico, la vita di Mosè e il suo colloquio con Dio. Nella storia di Mosè narrò di quando il profeta era sul monte e gli israeliti dissero a suo fratello Aronne di fare loro un dio che li guidasse nel deserto. Con questo volle sottolineare la disobbedienza del popolo d’Israele verso Dio. Parlò poi della costruzione del tabernacolo sacro fatta da Mosè seguendo le istruzioni di Dio e del tempio costruito da Salomone. Nel discorso disse che Dio aveva indicato di abitare nel cielo e sulla terra, e non soltanto in un edificio, riferendosi al tempio.

Il libro degli Atti dice che Stefano si appellò alle Scritture per dimostrare che Gesù non aveva disobbedito alle norme che Dio aveva dato a Mosè, ma le aveva compiute debitamente.

Il discorso terminò con queste parole:

Testardi e incirconcisi nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo. Come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi, che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l’avete osservata.

Lapidazione di Santo Stefano

Dopo questa affermazione, i membri del Sinedrio non riuscirono a contenere la loro ira. Tuttavia Stefano guardò in alto e gridò al Sinedrio che vedeva il cielo aperto e il Figlio dell’Uomo (Gesù, da poco giustiziato) seduto alla destra di Dio. Per loro questa fu una bestemmia così grande che presero Stefano, lo condussero fuori dalla città, in un luogo stabilito, e lo lapidarono.

A quell’epoca gli ebrei ammettevano la pena di morte per lapidazione in caso di bestemmia. I testimoni, che avevano il dovere di scagliare le prime pietre, deposero i loro mantelli a terra per poterlo fare, ai piedi di «un giovane chiamato Saulo», che in seguito sarebbe stato conosciuto come l’apostolo Paolo. Stefano pregò Dio perché accogliesse il suo spirito e perdonasse i suoi assassini, si inginocchiò e cadde morto. Saulo approvò la morte di Stefano.

Analisi del discorso di Santo Stefano

Dei numerosi discorsi contenuti negli Atti degli Apostoli, quello di Stefano al Sinedrio è il più lungo. Sembra improbabile che un discorso così lungo sia stato riprodotto nel testo degli Atti esattamente come fu pronunciato. Di fronte a questa obiezione, alcuni biblisti hanno sostenuto che il discorso intende mostrare la personalità caratteristica di Stefano.

Si è anche osservato che ci sono diverse differenze tra il racconto della storia degli israeliti e le Scritture in cui queste storie sono contenute; per esempio, Stefano dice che la tomba di Giacobbe era a Sichem, ma il libro della Genesi dice che la tomba di Giacobbe era nella Macpela di Ebron. Ci sono almeno cinque discrepanze di questo tipo rilevate dagli studiosi, mentre altre sono in discussione e possono essere oggetto di dibattito teologico.

Alcuni teologi suggeriscono che queste discrepanze potrebbero derivare dal fatto che quelle antiche tradizioni ebraiche non erano incluse nelle Scritture o che potrebbero non essere state molto diffuse tra chi non era scriba. Ci sono molti parallelismi tra la storia di Stefano negli Atti e quella di Gesù nei vangeli. Entrambi compirono miracoli, entrambi furono giudicati dal Sinedrio ed entrambi pregarono per il perdono dei loro assassini. Questo ha fatto sospettare che l’autore degli Atti abbia enfatizzato questi aspetti per farne un santo e perché la gente seguisse l’esempio di Cristo, o che abbia inventato alcuni di questi avvenimenti (o tutti). La critica alla fede e alla pratica ebraica tradizionale nel discorso di Stefano è molto forte. Per esempio, quando dice che Dio non abita in un luogo «fatto da mani d’uomo» riferendosi al tempio, usa la descrizione biblica che definisce gli idoli. Molti studiosi concordano sul fatto che, con questo, Stefano cercasse di convincere tutti i membri dell’assemblea che Gesù Cristo è il Signore e che, quindi, tutto ciò che facevano contro di lui o contro i suoi insegnamenti lo facevano contro la loro stessa fede.

Alcuni hanno detto che il discorso è antigiudaico. Il sacerdote e studioso di religioni comparate S.G.F. Brandon scrisse: «La polemica antigiudaica di questo testo riflette l’atteggiamento dell’autore degli Atti».

Tomba e reliquie di Santo Stefano

Il libro degli Atti dice che «persone pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui», anche se non si dice dove fu sepolto.

Nel 415 d.C. un sacerdote di nome Luciano avrebbe avuto un sogno in cui gli fu rivelato che le spoglie di Stefano si trovavano a Beit Jimal. Dopo di che, le reliquie del martire furono portate in processione fino all’ abbazia di Hagia Maria il 26 dicembre 415. Quel giorno divenne la festa di santo Stefano. Nel 439 le reliquie furono trasferite in una nuova chiesa a nord della Porta di Damasco delle mura di Gerusalemme. Quella chiesa fu costruita dall’imperatrice Elia Eudocia in onore di Santo Stefano. Fu distrutta nel XII secolo. Nel XX secolo cattolici francesi vi costruirono la Basilica di Santo Stefano.

I crociati inizialmente chiamarono la porta principale settentrionale di Gerusalemme «Porta di Santo Stefano» (in latino Porta Sancti Stephani) per la sua vicinanza al luogo del martirio di santo Stefano, segnato dalla chiesa e dal monastero costruiti dall’imperatrice Eudocia.

Alla fine del periodo crociato è documentata un’altra tradizione, dopo la scomparsa della chiesa bizantina: poiché ai pellegrini cristiani era proibito avvicinarsi alla porta nord delle mura, presidiata dai militari, il nome di «Porta di Santo Stefano» passò alla porta orientale, allora ancora accessibile, che porta questo nome fino a oggi.

Le reliquie del protomartire furono trasferite in seguito a Roma da papa Pelagio II durante la costruzione della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Le reliquie furono sepolte accanto alla tomba di San Lorenzo Martire, che si trova all’interno della basilica. Secondo la Legenda aurea, le spoglie di Lorenzo si spostarono miracolosamente da un lato della sala per lasciare posto a quelle di Stefano.

Nella sua opera La città di Dio, sant’ Agostino descrisse diversi miracoli avvenuti quando parte delle reliquie di santo Stefano fu portata in Africa settentrionale.

Parte del braccio destro di santo Stefano si trova in un reliquiario nel monastero della Laura della Trinità e di San Sergio, in Russia.

Le presunte reliquie di Santo Stefano portate a Minorca nel 418 diedero origine a un fanatismo religioso guidato dal vescovo Severo, che si espresse nella persecuzione degli ebrei dell’isola e nella loro totale conversione al cristianesimo.

Santo Stefano

Nome in grecoStephanos (greco) 
NascitaSconosciuta
Morte34 d.C., Gerusalemme, Giudea, Impero romano
Causa della morteLapidazione 
Sepolturabasilica di San Lorenzo fuori le Mura 
ReligioneCristianesimo 
OccupazioneDiacono 
Cariche ricoperteDiscepolo 
CanonizzazioneTaumaturgo e santo 
Festa– 26 dicembre (rito romano)
– 3 agosto Ritrovamento di S. Stefano
– 27 dicembre (bizantino)
– 9 gennaio (malabarese e siro-malankarese)
– 25 dicembre (armeno)
– 7 gennaio (armeno cattolico)
Attributi– Palma del martirio, vesti da diacono, pietra.
Venerato inChiesa cattolica
PatronatoCalzada del Coto, Villamoros de Mansilla, Serbia, diaconi, Minorca, Ordal, ecc.


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