Asturica Augusta

Feature image

Asturica Augusta

Asturica Augusta fu un’antica città romana corrispondente all’attuale città di Astorga, nella Provincia di León, in Spagna. La sua fondazione risale approssimativamente al 14 a.C., quando fu stabilita come accampamento militare della Legio X Gemina. All’inizio del I secolo della nostra era, questa città non solo si consolidò come insediamento militare, ma cominciò anche a svilupparsi come importante nucleo civile. Col tempo divenne la capitale della regione nota come conventus Asturicensis, che faceva parte della più ampia provincia Tarraconense, un’area di grande rilevanza nel contesto romano.

Asturica Augusta era strategicamente situata su un colle elevato che le permetteva di dominare un vasto territorio. Da questo punto elevato gli abitanti potevano godere di una vista panoramica che andava dai Montes de León alle fertili pianure del Páramo. Durante il I e il II secolo la città acquisì una notevole importanza, soprattutto per il controllo delle ricchezze aurifere estratte nel nord-ovest della penisola iberica. Si consolidò inoltre come importante nodo di comunicazioni, poiché attraverso una serie di strade era collegata ad alcuni degli insediamenti più significativi della Hispania romana, facilitando il commercio e lo scambio culturale.

Geografia di Asturica Augusta

Il territorio attuale del comune di Astorga si trova nella parte nord-occidentale del bacino del Duero. In generale, il suo ambiente ha un rilievo che può considerarsi dolce, anche se si distinguono chiaramente due aree diverse. Da un lato si estende una serie di sierre orientate da est-sud-est a ovest-nord-ovest, formate da materiali del Paleozoico inferiore. Dall’altro c’è la pianura del fiume Tuerto, composta da materiali terziari coperti in seguito durante il Quaternario. Tra queste due aree si trova la città stessa, situata su un promontorio che si eleva a circa 870 metri sul livello del mare. La forma di questo promontorio ricorda uno sperone, che diventa più dolce e meno pronunciato verso l’estremità occidentale.

La scelta della posizione fu strategica, perché si trova al limite nord-occidentale della Meseta. A nord di Astorga si erge la Cordigliera Cantabrica, che in tempi antichi divideva gli asturi in due gruppi: i transmontani e gli augustani. A est si estendono le campagne alluvionali così caratteristiche del bacino del Duero, mentre a ovest si trovano i Montes de León, con la cima del monte Teleno. Questo monte fu un importante luogo di culto religioso sia per gli asturi sia per i romani, con un grande significato culturale e spirituale per le comunità della regione.

Le pianure fluviali della zona favorirono lo sviluppo dell’agricoltura, in particolare lungo il fiume Tuerto, che offriva un terreno fertile per le coltivazioni. Inoltre, la vicinanza di abbondanti risorse lapidee nei dintorni, principalmente quarzite, facilitò l’ottenimento di materiali per la costruzione di edifici e altre infrastrutture. Un altro fattore rilevante per comprendere la fondazione della città è la vicinanza dei giacimenti d’oro nella zona montuosa circostante. Tra questi spiccano quelli della valle del fiume Omaña, così come quelli delle valli dei fiumi Duerna ed Eria, oltre alla famosa regione del Bierzo, nota per lo sfruttamento di Las Médulas, un antico giacimento aurifero di grande importanza nella storia economica della zona.

Storia di Asturica Augusta

Asturica preromana

La storia di Astorga, in tempi antichi nota come Asturica, ha un carattere unico che ha spinto molti a indagarne l’origine. La realtà è che nella struttura urbana dell’attuale Astorga non si osserva una pianificazione o un urbanismo ordinato che suggerisca una fondazione in epoca romana. Questo ha portato storici e archeologi a pensare che la città abbia un’origine indigena. Uno dei primi a sostenere questa idea fu Manuel Gómez-Moreno che, nel 1905, sostenne che l’origine della città potesse essere preromana, basando la sua teoria sulla posizione elevata in cui si trova la città attuale, che le conferiva certi vantaggi strategici.

Più avanti, il ricercatore José María Luengo si unì a questa discussione e cercò di sostenere l’ipotesi di un’origine preromana attraverso diversi ritrovamenti archeologici. Tra le sue scoperte citò un torque d’oro di provenienza sconosciuta, attualmente conservato nel Museo Archeologico Nazionale. Trovò anche due fibule anulari di bronzo, tipicamente romane, e monete iberiche provenienti da collezioni private. Documentò inoltre un ciottolo con un foro emisferico scolpito sulla superficie, che aggiungeva ulteriore mistero ai reperti trovati.

Un altro argomento presentato a sostegno della natura preromana della città è il riferimento nelle fonti classiche, in particolare nella Geografia di Claudio Tolomeo. Nel secondo libro di quest’opera, Tolomeo menziona Asturica come una città appartenente agli asturi, sottolineando che era la capitale degli amaci. Questa è l’unica occasione in cui gli amaci vengono menzionati nei testi classici, il che rafforza l’importanza storica della città in epoche anteriori.

Tuttavia, sebbene nelle aree vicine ad Astorga siano stati trovati indizi di diversi villaggi dell’Età del Ferro, gli scavi archeologici realizzati nella città stessa non hanno fornito prove conclusive che dimostrino che il colle su cui sorge Astorga fosse abitato in epoca preromana. Queste ipotesi sull’origine sembrano essersi alimentate di fondamenti ideologici popolari nel XIX secolo e in parte del XX, quando si cercava di stabilire un legame celtico per la fondazione della città. Ciò aggiunge un livello di complessità alla comprensione dell’identità storica di Astorga, che continua a essere oggetto di studio per molti storici e archeologi desiderosi di svelarne le origini.

L’arrivo di Roma

Durante il periodo delle guerre cantabriche furono condotte dai romani operazioni militari di grande importanza. Queste operazioni includono diverse campagne significative in anni diversi: una campagna nel 25 a.C., un’altra nel 26 a.C., una notevole campagna di Giulio Cesare nel 61 a.C. e, infine, la campagna di Decimo Giunio Bruto del 137 a.C. Tutti questi eventi furono parte cruciale del processo di espansione romana nella penisola iberica.

I primi contatti dei romani con la parte nord-occidentale della penisola iberica si registrano nel II secolo a.C., quando Decimo Giunio Bruto Callaico condusse la sua spedizione nel 138. Già nel I secolo a.C. altre figure romane come Publio Licinio Crasso e Giulio Cesare compirono spedizioni verso questa regione. Col tempo, dopo l’integrazione dei vaccei e dei celtiberi nella Repubblica romana, restava da conquistare solo la fascia costiera ai piedi della Cordigliera Cantabrica. In questa zona vivevano i cantabri e gli asturi, popoli che resistettero all’invasione. Così, verso la fine del I secolo a.C., si scatenò un episodio bellico decisivo che portò alla completa sottomissione di questa regione al dominio romano.

Questo conflitto si inquadra nell’ambizioso programma politico di Augusto. Salito al potere, Augusto attuò una riforma dell’esercito per affidargli la protezione delle frontiere del territorio romano. Le frontiere furono definite attraverso diverse campagne militari. In questo contesto l’azione di Roma nel nord-ovest della penisola iberica divenne inevitabile. Il conflitto fu documentato e descritto da diverse fonti classiche dell’epoca, come Floro, Orosio e Dione Cassio. Tra i motivi che spiegano lo scontro ci sono ragioni strategiche, la ricerca di prestigio personale da parte dell’imperatore e considerazioni economiche.

Il primo intervento militare dei romani in questa regione ebbe luogo nel 29 a.C. La campagna fu guidata dal generale Statilio Tauro e fu seguita da altre operazioni nei due anni successivi. Nel 26 Augusto arrivò di persona nella regione per supervisionare le azioni militari. Le truppe che parteciparono a queste campagne appartenevano a diverse legioni romane, tra cui la Legio I Augusta, la II Augusta, la IV Macedonica, la V Alaudae, la VI Victrix, la IX Hispana e la X Gemina. In totale, comprendendo legionari e corpi ausiliari, gli effettivi militari mobilitati durante queste campagne furono circa 77.000-80.000 uomini, una formidabile forza militare.

Fu nel 26 a.C. che ebbe formalmente inizio il Bellum Cantabricum, con Segisamo come accampamento base per le operazioni. Nella parte orientale i romani cominciarono a seguire il corso del fiume Pisuerga, riuscendo a sottomettere la località di Vellica, sul Monte Cildá. Da lì proseguirono l’avanzata verso nord, raggiungendo Aracillum e Mons Vindius, dove i cantabri si erano rifugiati. Qui i romani riuscirono a sconfiggere i loro avversari. Nella parte occidentale, agli ordini del comandante Publio Carisio, i romani presero la città di Lancia e poi si diressero verso ovest. Qui ebbe luogo un’importante battaglia sul Mons Medullius, in cui anche gli asturi subirono una sconfitta decisiva. Infine, nel 19 a.C., arrivò nella zona Marco Vipsanio Agrippa che, insieme a Silio Nerva, guidò l’ultima campagna della guerra, culminata con la vittoria romana e il controllo totale di tutta la regione nord-occidentale della penisola iberica.

L’origine militare di Asturica Augusta

L’origine militare della città è profondamente legata all’organizzazione territoriale attuata dall’imperatore Augusto dopo la conclusione delle guerre cantabriche. In questo contesto Augusto adottò un insieme di misure amministrative, politiche e fiscali il cui obiettivo principale era consolidare il suo potere nei territori da poco annessi all’Impero romano. In questo senso si può affermare che la città di Astorga sorse non solo come insediamento civile, ma anche come punto strategico nello schieramento militare romano nella penisola iberica.

Uno dei primi a segnalare la possibile fondazione militare della città fu Manuel Gómez-Moreno che, all’inizio del XX secolo, suggeri che la Legio X Gemina, una delle legioni più celebri dell’esercito romano, vi si fosse installata. In seguito Adolf Schulten collocò la Legio X ad Asturica, sulla base di una minuziosa ricostruzione delle azioni militari contro gli asturi. Le prove a sostegno di questa affermazione includono cinque epitaffi di soldati di quella legione e un testo dello storico Floro che si riferisce a un ordine di smilitarizzazione dell’accampamento. Secondo questo testo, Augusto aveva ordinato che i soldati non solo abitassero l’accampamento, situato in un’ampia pianura, ma vi tenessero anche le loro assemblee e adottassero quel luogo come capitale, il che sottolinea l’importanza strategica di Astorga.

Allo stesso modo, lo storico José María Luengo ritenne che la Legio X fosse responsabile della fondazione della città, suggerendo che gli stessi soldati della legione avessero partecipato alla costruzione del nuovo insediamento. Anche Francisco Javier Lomas mise in relazione la città con la Legio X, appoggiandosi al testo di Floro sopra citato. Da parte sua, R. F. J. Jones ipotizzò un primo accampamento della Legio X ad Asturica, prima che la legione si trasferisse a Caldas de Reyes, dove furono trovate due epigrafi legate ai soldati di quella legione. Sia Mauricio Pastor sia Alain Tranoy segnalarono la presenza della legione nella zona, sulla base di diverse epigrafi che alludevano ai soldati che vi servirono.

Da un altro punto di vista, il ricercatore Patrick Le Roux riteneva che l’accampamento di Astorga appartenesse al periodo immediatamente successivo alle guerre, ma che si fosse trasferito nella valle di Vidriales, nota come Petavonium, al termine delle ostilità. Le epigrafi trovate nella regione farebbero riferimento a un distaccamento dedicato ai lavori di costruzione della città. Infine, anche Tomás Mañanes indicò la presenza della Legio X sulla base delle epigrafi dei soldati e suggeri che potesse esistere una base campale nel disegno urbanistico della città attuale.

L’origine militare di Astorga è stata confermata dai ritrovamenti archeologici. Attualmente, oltre all’antica base campale integrata nell’urbanistica attuale, sono stati scoperti due fossati paralleli nella zona nord-occidentale del colle, del tipo noto come fossae fastigatae. Questi ritrovamenti presentano somiglianze con scoperte fatte nel limes britannico e germanico, e forniscono un collegamento prezioso con la struttura difensiva di quegli antichi accampamenti legionari. Altre scoperte importanti che testimoniano questo passato militare sono la ceramica nota come Terra Sigillata Italica, oltre a monete e materiali metallici associati all’abbigliamento e all’equipaggiamento militare dell’epoca.

Le dimensioni e la profondità dei fossati, insieme all’esistenza di costruzioni in legno, suggeriscono che non si trattasse di un accampamento coinvolto nelle azioni militari durante le guerre, ma di un insediamento di carattere più permanente, stabilito dopo la fine delle ostilità. Questa supposizione è confermata dalla cronologia dei materiali archeologici trovati, che non risalgono a periodi anteriori al 15-10 a.C.

Pertanto, intorno al 15-10 a.C., si sarebbe stabilita su un colle in posizione strategica, proprio al confine tra le campagne che circondano il bacino del Duero e i Montes de León, una guarnigione militare. Questa guarnigione aveva come missione principale la sorveglianza e il controllo di un territorio da poco conquistato e ancora in fase di pacificazione. L’importanza della guarnigione fu rafforzata dalla sua inclusione nella rete di strade romane che facilitava la mobilità e il traffico di truppe e rifornimenti. L’unità militare che si stabilì in questo luogo fu la celebre Legio X Gemina, con una lunga storia nell’Impero romano. Questa legione aveva partecipato alla guerra gallica e anche all’invasione della Britannia; anzi, fu la legione preferita del famoso generale Giulio Cesare. Tuttavia, con una svolta notevole, questa legione si schierò contro Augusto, il che ne comportò lo scioglimento.

Dopo la sua ricostituzione, la Legio X prese parte alle guerre cantabriche e rimase nella penisola iberica fino al 63, stabilendo accampamenti in luoghi come Asturica e Petavonium. Dopo cinque anni a Carnuntum, un’importante base militare sul limes danubiano, la legione tornò in Hispania nel 68. Tuttavia, nel 70 l’unità partì di nuovo verso Arenacum e Noviomagus, sul limes renano; infine, verso il 103, la legione si stabilì ad Aquincum. Il suo percorso militare culminò nel 107, quando si trasferì a Vindobona, dove rimase fino al crollo dell’Impero.

Alto impero: nascita della città di Asturica Augusta

L’inizio di questa città come nucleo civile e abitato si comprende meglio osservando le informazioni che l’archeologia ci ha lasciato nel corso degli anni. Tra il 1990 e il 1992 furono realizzati scavi in un luogo noto come Domus del Pavimento di Opus Signinum. Durante questi scavi i ricercatori scoprirono che le strutture militari un tempo esistenti nella zona erano state sostituite da edifici civili. Questo cambiamento avvenne alla fine del regno dell’imperatore Tiberio e all’inizio di quello di Claudio.

Inoltre, tra il 1993 e il 1996, fu scavata un’area situata tra le vie Blanco de Cela e Río Eria. In questo luogo gli archeologi trovarono evidenze della prima fortificazione urbana. Scoprirono resti sovrapposti: un’antica fortificazione di tipo campale, le prime mura che circondavano la città e un’abitazione. Queste evidenze indicano che il riempimento del fossato dell’accampamento militare fu completato anch’esso alla fine del periodo di Tiberio, ma soprattutto sotto Claudio. Si può quindi concludere che il nucleo civile della città non ebbe origine in epoca augustea, ma ai tempi di Tiberio. Questo schema di trasformazione si osserva ripetutamente nei diversi scavi realizzati nella zona, dove un ambiente militare fu poi adattato e convertito in nucleo civile. Questa trasformazione potrebbe aver coinciso con l’elevazione a capitale del conventus e con lo sfruttamento delle risorse minerarie del territorio.

Considerando le teorie secondo cui la regione nord-occidentale della penisola iberica avrebbe conosciuto un processo limitato di romanizzazione, troviamo prove che dimostrano il contrario. Esistono evidenze che indicano l’avanzamento e lo sviluppo di strutture chiaramente romane in quest’area. Un chiaro esempio è il recinto del foro, che rappresenta la creazione di uno spazio pubblico, caratteristico di qualsiasi città romana, sebbene con un disegno che riflette anche uno stile proprio della regione. Questo foro potrebbe aver funzionato come centro chiave per la macchina statale, così come per l’amministrazione e la riscossione fiscale, con un ambito più ampio di quello locale.

È stata inoltre trovata una lastra con un’iscrizione dedicata al dio Marte Tileno. Questo ritrovamento è significativo perché riflette uno degli aspetti più rilevanti della romanizzazione nella regione: mostra come una divinità indigena sia stata assimilata a un’altra del pantheon romano. Questo tipo di integrazione culturale è un chiaro indicatore dell’influenza romana diffusasi nella zona, che facilitò la romanizzazione delle pratiche religiose e delle usanze locali tra la popolazione.

Basso impero: la fine del dominio romano

Con la riorganizzazione delle province attuata nel III secolo, la città di Astorga entrò a far parte della provincia nota come Gallaecia, che aveva come capitale Bracara Augusta. In questo periodo furono costruite nuove mura con un perimetro di circa due chilometri. Ancora oggi si possono osservare alcuni resti di queste antiche mura nella cosiddetta Puerta Romana. Tuttavia, nonostante questi sviluppi, la città cominciò a subire un processo di decadenza che si accelerò con la chiusura delle miniere all’epoca dell’imperatore Diocleziano. Questa situazione di declino segnò l’inizio di una fase di crisi che colpì gravemente lo sviluppo di Astorga e dei suoi dintorni.

Riguardo alla storia religiosa di questa regione, si narra una leggenda che attribuisce all’Apostolo Giacomo la predicazione della fede cristiana in queste terre e la fondazione del vescovado. Tuttavia, la scoperta di uno dei sarcofagi romano-cristiani più antichi di tutta la penisola iberica nei dintorni di Astorga suggerisce che nella zona esistesse già un movimento paleocristiano. Si stima che, negli anni centrali del III secolo, Astorga fosse già sede episcopale, con Basilide come primo vescovo intorno al 249. Questo fatto importante è menzionato dal celebre vescovo Cipriano di Cartagine, il quale segnalava che verso il 253-254 esistevano già comunità cristiane organizzate in luoghi come Saragozza, Mérida, León e anche nella stessa Astorga. La presenza e l’organizzazione precoce di questa comunità cristiana è rafforzata dalla partecipazione del vescovo Decenzio al Concilio di Elvira, celebrato nel 300.

Nonostante l’avanzata del cristianesimo, questa nuova fede fu minacciata dalle invasioni barbariche e dalla comparsa di diverse dottrine considerate eretiche, come quelle dei priscillianisti e dei manichei. Personalità come Idazio e San Turibio si opposero a queste correnti religiose, soprattutto dopo la loro condanna nel concilio di Saragozza del 380. La situazione si complicò dopo l’esecuzione di Priscilliano a Treviri nel 385. In seguito a questi eventi, il vescovo Sinfosio decise di convertirsi al cattolicesimo, e i suoi successori, Dittinio e Comasio, fecero lo stesso. Nella seconda metà del IV secolo, ad Astorga si era formata una sorta di roccaforte priscillianista che resistette nonostante le avversità.

Con l’arrivo delle invasioni barbariche, in particolare con l’insediamento degli svevi nell’antico territorio della Gallaecia intorno al 410, ebbe fine il dominio romano che aveva prevalso nella città. Questo cambiamento portò con sé le prime distruzioni e i primi saccheggi per opera del capo svevo Ermerico, segnando così l’inizio di un periodo di instabilità e transizione che avrebbe profondamente segnato la storia di Astorga e della sua popolazione.

Storia della ricerca archeologica

La ricerca sul passato della città ha suscitato un notevole interesse fin da tempi lontani. Questo interesse cominciò a manifestarsi in modo significativo quando furono scoperte diverse iscrizioni romane nella zona. Questo importante ritrovamento segnò l’inizio della collezione epigrafica di Asturica, che ebbe un impulso particolare nel decennio del 1830, quando il Comune decise di creare un giardino pubblico in uno degli angoli dell’antico recinto murario, noto come Jardín de la Sinagoga. In questo spazio, ai due lati delle porte d’accesso, furono collocate tutte le iscrizioni depositate presso il Comune. Queste iscrizioni vi rimasero dal 1840 al 1901, quando furono trasferite nuovamente nelle dipendenze municipali. Così le prime pubblicazioni sulle iscrizioni e sul loro significato si concentrarono su studi epigrafici di ricercatori come Emil Hübner, Fidel Fita e Marcelo Macías.

Nel 1863 furono scoperte diverse gallerie della rete fognaria romana, che erano interrate e che furono restaurate e rimesse in uso. A questo proposito, anche lo storico Matías Rodríguez contribuì con le sue conoscenze su un ritrovamento avvenuto nel 1896 in calle García Prieto, un tempo nota come La Redecilla. In questo luogo il capomastro del Comune poté elaborare una planimetria di un’antica strada pavimentata con lastre, identificata come romana per la sua associazione con diverse strutture di quell’epoca, il che fornì preziose informazioni sull’urbanistica della città.

Nonostante questi ritrovamenti, bisognò attendere il 1946 perché José María Luengo realizzasse uno studio esaustivo della cloaca situata nel Jardín de la Sinagoga. Lo stesso autore continuò a condurre interventi archeologici nella città di Astorga nell’ambito del Piano Annuale del Ministero della Cultura, che rappresentarono i primi scavi realizzati ufficialmente nella località. Nel 1961, quando furono pubblicati i risultati di queste ricerche, Luengo colse l’occasione per riferire di diversi ritrovamenti significativi avvenuti in vari luoghi del recinto urbano.

In seguito fu incaricato Tomás Mañanes di realizzare alcuni scavi significativi, tra cui spiccano quelli condotti nel tratto di mura accanto al Palazzo Episcopale. Durante gli scavi del 1971 e del 1972, Mañanes riuscì a identificare quella che fino ad allora era l’unica porta romana conosciuta della città. Inoltre, nel 1984 fu lo scopritore delle cosiddette Termas Mayores, un altro ritrovamento archeologico di grande importanza.

Dal 1984, dopo il trasferimento delle competenze alla Junta de Castilla y León, gli scavi archeologici ad Astorga conobbero un notevole impulso. Da allora, qualsiasi terreno situato entro i limiti del recinto murario deve essere scavato prima della costruzione di un nuovo edificio. Già nel 2002 più di un centinaio di lotti erano stati studiati, il che permise di ottenere dati molto rilevanti sulla cronologia, le caratteristiche e l’evoluzione dell’urbe romana nei primi secoli della nostra era.

Questi studi, di grande interesse scientifico, hanno portato anche alla realizzazione di lavori di conservazione in situ di alcuni ritrovamenti, che sono diventati parte di una delle attrazioni turistiche più importanti della città, nota come Ruta Romana. Nel maggio 2005 iniziarono i lavori di musealizzazione di questo percorso, reinaugurato nell’estate 2009, che permette ai visitatori di esplorare e comprendere quasi mille anni di storia.

Resti archeologici

La pianta della città rivela un’area di 26 ettari in totale, circondata da mura lunghe 2200 metri. La forma di questo recinto non è completamente rettangolare, perché nell’angolo sud del colle c’è un restringimento che fa assumere alle mura una forma triangolare in quella parte. Questa caratteristica potrebbe essere la ragione delle differenze nella disposizione delle vie e delle strade all’interno della città.

Nella parte nord della città si osserva un’area che forma un rettangolo di 430 metri di lunghezza per 380 di larghezza. Questa zona è disegnata con una pianificazione a scacchiera, che dà luogo a isolati quadrati o rettangolari. Nella parte sud della città, invece, l’organizzazione dello spazio è diversa, perché si adatta al limite del suo lato orientale. In questa zona le vie sono disposte parallelamente a questo limite, e vi si trova anche il Foro, che occupa una grande estensione di quell’area e che era probabilmente un punto centrale per l’attività sociale e politica dell’antica città. Questa organizzazione di vie e spazi indica una pianificazione attenta, adattata alle caratteristiche del terreno e alle necessità degli abitanti dell’epoca.

La rete fognaria della città di Asturica Augusta

La scoperta della rete fognaria romana fu davvero affascinante e fu sfruttata immediatamente. Ancora oggi la popolazione dispone di un servizio che non si sarebbe mai potuto offrire senza questo ritrovamento fortuito. Nel 1863 fu trovato, per puro caso, un sistema fognario appartenuto all’epoca romana. La scoperta riguardava un collettore situato tra la plaza de San Julián e la calle Manuel Gullón. Questo collettore scaricava le acque reflue verso il fiume Jerga, il che ci mostra l’ingegneria e il pensiero urbano dei romani.

Più tardi, nel 1867, fu fatto un altro ritrovamento importante: fu scoperto un altro ramo della rete fognaria sotto la calle García Prieto, un tempo nota come La Redecilla. Questo ramo sboccava nella zona nota come Puerta de Rey. Inoltre, alla fine del XIX secolo, nel 1896, un capomastro di nome A. G. del Campo lasciò testimonianza scritta dell’esistenza di una strada pavimentata collegata a una cloaca. Questi documenti sono considerati tra i primi a narrare le scoperte archeologiche relative all’antica città romana di Astorga.

Nella sua descrizione, A. G. del Campo menzionò una costruzione con muri in muratura alti 1,10 metri fino alla linea d’imposta e spessi 0,60 metri. La larghezza di questo collettore era di 0,90 metri e l’altezza della galleria raggiungeva 1,50 metri. Inoltre, sopra i muri c’era una volta a tutto sesto, e il pavimento era formato da calcestruzzo di circa 20 centimetri di spessore. Già nei primi anni del XX secolo furono scoperti altri due rami della rete fognaria, sotto le vie Pío Gullón e Santiago. Nel 1946 un ricercatore, José María Luengo, si dedicò a indagare un tratto di cloaca sotto il Jardín de la Sinagoga. Dalle differenze osservate tra i vari rami, José María Luengo stabilì due cronologie distinte per la rete fognaria.

È interessante notare che nelle città romane più antiche a volte non esisteva una rete fognaria ben sviluppata. Tuttavia, nelle città fondate ex novo dopo la conquista, come nel caso di Asturica Augusta, l’infrastruttura sanitaria faceva già parte integrante della pianificazione urbana. Pertanto, l’antica città di Asturica Augusta disponeva di una rete di cloache progettata per evacuare le acque reflue tanto delle abitazioni quanto degli edifici pubblici, come le terme. Il tracciato di questa rete coincide con quello delle vie, il che è molto importante per ricostruire la pianta urbana della città. La conservazione di queste strutture è sorprendentemente buona, tanto che molti tratti della rete fognaria si usano ancora per il risanamento della città moderna.

Quanto al modo in cui furono costruiti i diversi rami della rete fognaria, si osserva che non c’è uniformità nel disegno. Nella loro chiusura si vedono infatti sia volte a tutto sesto sia coperture architravate. In alcuni casi i tratti con copertura architravata sono sostituiti da collettori con copertura a volta, il che suggerisce che le coperture piane siano cronologicamente più antiche. Ciò potrebbe rappresentare due fasi distinte di sviluppo urbano: una in epoca giulio-claudia e l’altra in epoca flavia.

Complessi termali della città di Asturica Augusta

Terme romane di Asturica Augusta

I bagni pubblici nell’antica Roma non erano solo spazi in cui la gente poteva lavarsi e prendersi cura dell’igiene personale, ma anche importanti luoghi di incontro sociale. In questi bagni le persone si riunivano per chiacchierare, scambiare idee e godersi insieme il tempo libero. Ciò significa che i bagni erano una parte fondamentale della vita quotidiana e della cultura romana, dove nascevano amicizie e si rafforzavano i legami tra i cittadini.

In quasi tutte le città romane, e Asturica Augusta non faceva eccezione, si trovavano complessi progettati specificamente a questo scopo. Finora sono state identificate almeno due grandi installazioni di questo tipo ad Asturica Augusta, note come Termas Mayores e Termas Menores. Queste terme erano più di semplici bagni: erano veri centri comunitari dove la gente poteva rilassarsi e dedicarsi a diverse attività nel tempo libero. Ogni dettaglio di questi complessi era pensato con cura per offrire non solo comodità, ma anche uno spazio di svago e socializzazione nella vita quotidiana dei romani.

Termas Mayores di Asturica Augusta

Nell’agosto 1984 furono condotti scavi archeologici in calle Santiago Crespo, diretti da Tomás Mañanes, in cui furono trovati i resti di quelle che sarebbero state chiamate Termas Mayores. Quest’area era già stata oggetto di attenzione in precedenza, come documentato da José María Luengo a metà del XX secolo, che menzionò ritrovamenti rilevanti. Anche un documento del 1226 conservato nell’Archivio della Cattedrale fa riferimento a questo antico complesso termale. Grazie a diversi interventi archeologici è stata scavata una superficie totale vicina ai 2200 metri quadrati, un risultato considerevole nonostante le complicazioni che il contesto urbano presenta per i lavori archeologici.

Le Termas Mayores si trovavano nel cuore della città, in una posizione strategica, proprio all’intersezione di due delle principali vie cittadine, che correvano in direzione nord-ovest/sud-est e nord-est/sud-ovest. Sono stati documentati due momenti diversi nella costruzione di queste terme: la prima fase, tra la metà del I secolo e la metà del III, e una seconda fase del V secolo, dopo una significativa ristrutturazione dell’edificio.

Gli accessi alle Termas Mayores avvenivano dai limiti meridionale e settentrionale. Dal lato meridionale si accedeva attraverso una costruzione quadrata che potrebbe aver funzionato da vestibolo, mentre l’accesso dal lato settentrionale è confermato dalla posizione dell’apodyterium, la sala degli spogliatoi. Purtroppo non si hanno dati concreti su come questo complesso termale fosse rifornito d’acqua, come del resto per il resto della città. È stata però trovata una canalizzazione che evacuava l’acqua dal frigidarium, la sala fredda, verso una delle cloache che corrono lungo il limite meridionale dell’edificio.

Inoltre, è stata documentata l’esistenza di un grande frigidarium, adiacente ad altri quattro spazi associati. Di questi quattro spazi, tre disponevano di un sistema di riscaldamento noto come hypocaustum, che includeva una cella tepidaria e due sudatoria circolari, cioè stanze per il vapore. Il quarto spazio era decorato con un mosaico bicromo ed è stato interpretato come l’apodyterium. Queste caratteristiche indicano che le Termas Mayores non erano solo un luogo per il bagno e l’igiene, ma anche un importante spazio sociale nella vita urbana dell’epoca.

Termas Menores di Asturica Augusta

Le Termas Menores sono un interessante ritrovamento archeologico scoperto all’inizio degli anni Ottanta in un terreno di calle Padre Blanco. Questo complesso si trova nella parte sud-orientale della città, e la sua scoperta ha permesso di conoscere meglio la vita e le usanze delle persone che abitarono questa regione in tempi passati. Durante la scoperta iniziale furono documentati due caldaria, gli spazi per l’acqua calda, e una canalizzazione usata per il trasporto dell’acqua. Tuttavia, ricerche archeologiche più approfondite ed esaustive realizzate in seguito rivelarono che nel complesso esisteva una varietà di ambienti con funzioni diverse.

Dal punto di vista cronologico si possono identificare tre fasi distinte nello sviluppo delle Termas Menores. La prima fase è datata alla metà del I secolo, il che indica che queste terme erano già in funzione a quell’epoca. La seconda fase risale alla fine del I o all’inizio del II secolo, e la terza si colloca a metà del II secolo. In quel momento il complesso conobbe una significativa ristrutturazione degli spazi, il che suggerisce miglioramenti o cambiamenti nel modo in cui le installazioni venivano utilizzate.

È importante segnalare che le Termas Menores si trovano in buono stato di conservazione. Questo buono stato ha permesso ad archeologi e studiosi di comprendere meglio la funzione di ciascuno degli spazi nel programma di bagni che offrivano. Tra le diverse aree identificate ci sono il frigidarium, la sala dell’acqua fredda, il tepidarium, dove l’acqua è a temperatura tiepida, e il sudatorium, una sorta di sala per il vapore. Inoltre ci sono due caldaria, essenziali per riscaldare l’acqua usata nelle altre sale. Sono stati trovati anche ambienti di servizio, che includono le aree destinate ai forni o praefurnia, fondamentali per il funzionamento delle installazioni.

Infine, le piccole dimensioni del complesso suggeriscono che queste terme non fossero usate da un gran numero di persone. È probabile che il loro uso fosse riservato a un settore specifico della popolazione della città o a una clientela determinata, il che aggiunge un aspetto interessante su come le terme facessero parte della vita sociale e culturale della comunità in quel periodo storico.

Il foro della città di Asturica Augusta

Il foro è uno degli spazi più significativi e pubblici di qualsiasi città romana, e fungeva da centro in cui si svolgevano attività che andavano dal religioso al politico e all’economico. Per questo motivo il foro diventa un riflesso chiaro del senso della romanizzazione, soprattutto nelle città situate in territori da poco conquistati. Nel caso di Asturica Augusta, il foro si trova in una zona elevata, nella parte sud del colle su cui sorge la città, e la sua posizione coincide in parte con quella che oggi conosciamo come plaza Mayor. Questo complesso del foro si estendeva su una superficie considerevole, superiore ai 31.000 metri quadrati, e in quest’area della città gli edifici seguono una disposizione orientata da nord a sud. Ciò contrasta con la parte settentrionale della città, dove gli edifici seguono un asse da nord-ovest a sud-est.

La chiusura di questo spazio pubblico segue uno schema piuttosto uniforme, come confermato dai diversi scavi realizzati nell’area, in luoghi come il lotto dell’Antiguo Hospicio, la plaza de Santocildes e la calle Alonso Luengo. Il foro presenta un doppio portico su cui si aprono absidi semicircolari ed esedre a pianta rettangolare, tutte costruite con la tecnica dell’opus caementicium, molto comune nell’architettura romana. Sul lato occidentale dello spazio, in posizione assiale, si trova una sala a pianta rettangolare con testata semicircolare. Vi si accede da un ingresso fiancheggiato da due colonne in antis, e il pavimento è in opus sectile, con un disegno geometrico molto curato. Tradizionalmente questo spazio è stato considerato un Aedes Augusti, destinato alle cerimonie ufficiali del culto imperiale, ma interpretazioni più recenti suggeriscono che potrebbe essere stato usato come sede della curia, il luogo di riunione dei senatori e dei capi della città.

Nella sezione centrale del foro si trova la struttura nota come Ergástula romana. Si tratta di una galleria coperta da una volta a botte e costruita in opus caementicium. Le sue dimensioni sono piuttosto impressionanti: 50 metri di lunghezza, 5,30 metri di larghezza e un’altezza media anch’essa di 5,30 metri. La pianta di questa galleria ha forma di U, e la parte ancora in piedi rappresenta la chiusura orientale della struttura, poiché dalle sue estremità si estendono fondazioni dirette verso l’attuale plaza Mayor. È possibile che questa galleria abbia fatto da base a un edificio più importante, forse un Ara Augusta, un altare dedicato all’imperatore.

È importante segnalare che tutto questo complesso architettonico potrebbe non essere stato progettato originariamente come foro. Ciò perché occupa una superficie considerevolmente maggiore della media delle città ispano-romane: l’11,6% della città, contro una media che non supera il 2%. È anche rilevante osservare che alcune delle strutture esistenti sembrano essere state costruite prima della pianificazione della città, il che implica che la loro costruzione potrebbe aver coinciso con il periodo campale della presenza della Legio X Gemina. A prova di ciò sono stati trovati conci di arenaria con l’iscrizione LXG, usati nella costruzione di un edificio vicino al portico nord-orientale.

Inoltre, i lavori archeologici svolti durante la ristrutturazione del Teatro Gullón hanno permesso di documentare, nella chiusura orientale del foro, i resti di una basilica. Questa basilica presenta un’abside semicircolare con quattro contrafforti all’esterno e, nell’apertura, due colonne in antis, il tutto in opus caementicium. In un terreno vicino, nella plaza Arquitecto Gaudí, sono stati scoperti anche due muri paralleli e un plinto di fondazione appartenuto a una colonna o pilastro, che fanno parte del fianco orientale dell’edificio.

Le mura della città di Asturica Augusta

Articolo principale: Le mura di Astorga

I lavori archeologici hanno rivelato informazioni sulle difese romane. La prima fu una cinta costruita dalla Legio X Gemina, di cui sono stati trovati fossati difensivi.

La seconda fu un muro di pietra eretto quando l’insediamento divenne civile. Ne restano evidenze in un lotto, con uno spessore di 2,5 metri e torri circolari. Queste mura furono demolite nel I secolo, quando al loro posto fu costruita un’abitazione. La loro edificazione avvenne tra i regni di Tiberio e Claudio.

Nel periodo tardo-imperiale furono fortificate molte città, soprattutto nel nord-ovest. La terza cinta si daterebbe tra la fine del III secolo e l’inizio del IV. Furono realizzate riparazioni importanti nel XIII secolo e fu distrutta durante la Guerra d’indipendenza.

Le mura hanno due paramenti esterni che racchiudono un nucleo di blocchi di quarzite. Il loro disegno segue la topografia del colle e il loro stato è carente a causa dei restauri. Il tracciato delle torri è cambiato.

Di tutti gli accessi, l’unico romano documentato è la cosiddetta Puerta de Hierro, scavata negli anni Settanta e Novanta. Ha torri semicircolari di 8,20 metri di diametro e un varco di quattro metri attraverso cui passava una via pavimentata. Altre porte furono la Puerta de Rey, la Puerta del Sol, la Puerta del Obispo e il Postigo de San Julián.

Architettura domestica della città di Asturica Augusta

Nel corso delle ricerche realizzate in città sono state trovate diverse abitazioni di epoca romana; tuttavia, nessuna di esse è stata scavata interamente. Ciò significa che gli archeologi non hanno potuto studiarne completamente le strutture né identificare alcuna costruzione direttamente legata ad attività artigianali che potrebbero essersi svolte in quel periodo. Questa situazione è dovuta a una sfida importante: la difficoltà di ottenere la pianta architettonica completa degli antichi edifici. Il tutto è ulteriormente complicato dal fatto che il disegno dei lotti nella città moderna non somiglia a quello esistente in epoca romana, il che rende difficile ricostruire posizione e dimensioni degli edifici.

Tra tutte le domus di Asturica scoperte, c’è un gruppo notevole che spicca per le sue caratteristiche uniche, sia in termini costruttivi sia per gli ornamenti che decoravano le strutture. Tutte queste abitazioni impiegarono la pietra per costruire i muri, anche se è probabile che nella loro edificazione siano stati usati anche altri materiali, come adobe o terra battuta, che si mescolavano alla pietra. La pietra usata con maggiore frequenza fu la quarzite della Serie de los Cabos e l’ardesia proveniente da Luarca. Entrambe sono facilmente reperibili nei dintorni della città, perché le formazioni geologiche che le compongono sono predominanti in quell’area, facilitandone l’ottenimento per la costruzione.

Oltre a questi materiali, nell’edificazione di queste abitazioni sono state usate anche altre risorse. Nei dintorni di Astorga c’è grande abbondanza di argilla, che, come è stato verificato, si usava non solo per fare adobe o terra battuta, ma anche per legare i muri costruiti con altri materiali. Anche se non sono state trovate evidenze chiare dell’esistenza di fornaci ceramiche, è ragionevole supporre che nelle aree vicine alla città si producessero tegole e mattoni, poi impiegati nella costruzione delle strutture. Questa ipotesi si basa sulla grande quantità di tegole (tegulae) e coppi (imbrices) trovati durante gli scavi archeologici. Il mattone (later coctus), d’altra parte, è un materiale che si trova in abbondanza in diversi luoghi, come nei complessi termali, dove si usava per edificare i pilastri che sostenevano i sistemi di riscaldamento sotterraneo noti come ipocausti.

I primi scavi di un complesso domestico in questa regione iniziarono nel 1954, precisamente nella plaza de Santocildes, a opera dell’archeologo José María Luengo. Le prime menzioni di questo ritrovamento risalgono però al 1921, anche se solo a metà del XX secolo la Comisaría General de Excavaciones Arqueológicas decise di includere questo intervento nel suo Piano Nazionale di Scavi. Nel processo fu identificata un’abitazione che permise di constatare l’esistenza di due stanze complete e di parti di altre tre. La cosa più notevole è che la maggior parte dei muri di questa abitazione conservava ancora al suo posto pitture raggruppate sotto il nome di Pitture Pompeiane, datate alla prima metà del II secolo.

Domus del Gran Peristilo

La casa nota come Domus del Gran Peristilo occupò probabilmente più di un’insula, la tipica struttura abitativa dell’antica Roma. La sua fase più antica si collocherebbe tra il periodo giulio-claudio e il terzo quarto del I secolo. In questa fase si osserva un insieme di strutture che, a causa dello stato di deterioramento e distruzione, non è stato possibile identificare chiaramente quanto a funzione e uso. C’è però un elemento di rilievo di questa fase identificato come impluvium. Questo spazio speciale avrebbe avuto un ruolo fondamentale nell’organizzazione dell’insieme della casa e nella raccolta dell’acqua piovana.

In una seconda fase costruttiva, la domus presenta un bel peristilio porticato con sei colonne su ciascun lato. Questo portico non solo è un elemento architettonico impressionante, ma era anche circondato da un piccolo canale progettato per raccogliere l’acqua piovana che cadeva dal tetto dell’edificio. Questo ingegnoso sistema minimalista permette di canalizzare l’acqua in modo efficace. Al centro del peristilio si trova una fontana monumentale a quattro lobi, realizzata in opus caementicium, un materiale da costruzione usato di frequente nell’antica Roma. Attorno alle gallerie del peristilio si dispongono diverse stanze, e per la costruzione di questi ambienti fu necessario realizzare una terrazza artificiale, il che aggiunge un ulteriore livello di complessità all’architettura dell’abitazione.

Inoltre, la domus includeva anche un settore termale, uno spazio dedicato all’igiene e al benessere degli abitanti. Nella parte settentrionale della casa sono stati trovati tre spazi con sistema a ipocausto, usati come sale calde e tiepide. Non sono però stati trovati resti dei praefurnia, i forni che fornivano il calore a queste stanze. Nella zona meridionale dell’abitazione è invece emersa un’area con pavimento in opus sectile, che potrebbe identificarsi con il frigidarium, uno spazio destinato ai bagni freddi. Accanto a queste stanze sono state trovate anche diverse sale con pavimenti in opus signinum, che si ritiene fossero ambienti di servizio, destinati a supportare le attività quotidiane della residenza.

Domus del Mosaico dell’Orso e degli Uccelli

Questo importante complesso residenziale si trova all’estremità sud-orientale della città di Astorga. È considerato uno dei complessi domestici più significativi scavati in quest’area. L’importanza di questo luogo risiede non solo nella fama acquisita nel corso degli anni, ma anche nell’alta qualità dei materiali usati nella costruzione. Al suo interno si osservano diversi tipi di pavimento, come l’opus signinum, caratterizzato da resistenza e durata; l’opus spicatum, noto per il disegno a spina di pesce; e l’opus tessellatum, un tipo di mosaico più elaborato. Inoltre, le pareti delle stanze erano decorate con pitture murali, che aggiungono un tocco artistico e culturale a questo sito.

Una delle caratteristiche più attraenti di questa casa è senza dubbio il mosaico che copre il pavimento di una delle stanze, che potrebbe essere stata un triclinium o un oecus. Questo mosaico, databile all’inizio della dinastia dei Severi, occupa un’area quadrata. Negli angoli si trovano quattro vasi o cesti decorati con motivi floreali, che danno al disegno un’aria di freschezza e vitalità. Tra questi elementi floreali si intercalano riquadri con scene di diversi uccelli, che animano la composizione. Attorno a questo mosaico c’è un motivo centrale che, si ritiene, era composto da dieci medaglioni. In questi medaglioni erano rappresentati diversi animali, tra cui spiccano un orso e un leopardo, a mostrare la ricchezza della fauna.

La distribuzione di questa abitazione si organizzava attorno a un peristilio, uno spazio aperto circondato da colonne. Col passare del tempo, la pianta della casa subì diverse riforme. Una delle più significative avvenne alla fine del I o all’inizio del II secolo. Questa modifica comportò un’importante ristrutturazione della zona. Per esempio, il complesso termale che si può vedere oggi fu ricavato nel luogo prima occupato da una cloaca non più in uso. Questo cambiamento non solo trasformò la funzione dello spazio, ma portò anche allo spostamento dell’asse della via pubblica verso ovest, indicando così uno sviluppo nella pianificazione urbana della città.

Domus del pavimento in Opus Signinum

La Domus del pavimento in Opus Signinum si trova vicino all’angolo nord-occidentale del foro. Questa abitazione non è solo uno spazio residenziale, ma anche un eccellente esempio di come la città abbia conosciuto cambiamenti nel suo sviluppo urbanistico nel corso del I secolo. Questi cambiamenti riflettono la crescita e la trasformazione della vita urbana in quel periodo.

Nella parte più antica di questa abitazione si osserva che gli spazi interni sono stati progettati con un orientamento nord-est/sud-ovest. Questo tipo di orientamento non è esclusivo di questa domus, perché si ritrova anche in altri edifici della stessa zona occidentale della città. L’organizzazione di questi spazi rimase piuttosto simile fino alla metà del I secolo, quando si produsse una notevole trasformazione in epoca flavia. In questo periodo furono apportati cambiamenti significativi alla pianta dell’edificio, e le sue stanze furono riorganizzate per formare un peristilio, un cortile circondato da colonne.

Quanto alla fase iniziale di questa abitazione, la sua costruzione è stata datata tra la fine del regno di Tiberio, dal 14 al 37 d.C., e l’inizio di quello di Claudio, dal 41 al 54 d.C. Di questa prima fase si è conservata una stanza con un pavimento in opus signinum, un materiale usato spesso per la costruzione dei pavimenti nell’antica Roma. Questo pavimento non è solo una testimonianza della tecnica costruttiva dell’epoca, ma aggiunge anche un significativo valore storico alla struttura della domus nel suo insieme.

Domus dei Denari

L’abitazione nota come Domus dei Denari prende questo nome dalla scoperta di un insieme di monete trovato nei sedimenti su cui fu costruita la casa. Questo gruzzolo è formato da 28 denari in totale, la maggior parte dei quali dell’epoca di Augusto e Tiberio. Questa informazione suggerisce che l’abitazione fu utilizzata in un periodo significativo della storia romana.

È probabile che la disposizione della casa fosse organizzata attorno a una vasca rettangolare, intorno alla quale c’era un corridoio che permetteva l’accesso ai diversi ambienti o stanze dell’abitazione. Questo disegno è caratteristico di molte case romane, che spesso includevano elementi come cortili e vasche per offrire un ambiente fresco e piacevole.

Un aspetto notevole della Domus dei Denari è un piccolo spazio con un pavimento in lastre di ardesia. Questo tipo di pavimentazione era piuttosto comune all’epoca e offriva una finitura durevole e attraente. È stato inoltre trovato uno scarico collegato a questo spazio, che sboccava nella rete di risanamento della casa, il che indica che l’abitazione era ben attrezzata per gestire l’acqua e il drenaggio.

Questo piccolo spazio potrebbe aver funzionato come atrium, l’area centrale di una casa romana, dotato di un impluvium. L’impluvium era una sorta di vasca o area di raccolta dell’acqua al centro dell’atrio, progettata per captare la pioggia che cadeva attraverso una piccola apertura nel tetto. Inoltre, è stato dimostrato che l’abitazione disponeva di una rete di acqua corrente sofisticata per l’epoca, poiché è stata trovata una tubatura di piombo con un rubinetto di bronzo. Questo ritrovamento suggerisce che gli abitanti della casa non solo avevano accesso all’acqua potabile, ma potevano anche regolarne il flusso.

Quanto alla datazione della costruzione, è stato stabilito che l’abitazione fu edificata nel terzo quarto del I secolo, in epoca flavia. Tuttavia, le evidenze indicano anche che continuò a esistere e a essere utilizzata fino al V secolo, già in quella che è nota come epoca tarda. Questo lungo periodo di uso suggerisce che la Domus dei Denari fu un luogo importante e funzionale nel corso della storia romana, adattandosi alle necessità dei suoi abitanti nel corso degli anni.

Area suburbana di Asturica Augusta

Nello studio della zona esterna alla città sono stati realizzati molteplici interventi archeologici che hanno permesso di scoprire informazioni preziose sulla storia della regione. In particolare, è stato trovato un muro ai piedi del lato ovest delle mura. Per costruire questo muro fu necessario svuotare il substrato geologico presente sul posto. Questa trincea, scoperta durante gli scavi, sembra aver funzionato come discarica. Vi è stata trovata una grande quantità di materiali diversi e livelli di cenere, il che suggerisce un uso prolungato nel tempo. Quanto al muro in sé, è stato stabilito che è contemporaneo alle mura di epoca alto-imperiale. La sua funzione principale sarebbe stata quella di contenere i materiali trascinati dalla parte alta della città e dal pendio del colle vicino.

Oltre a questi ritrovamenti, sono state documentate anche diverse necropoli situate fuori dalle mura della città. Queste scoperte sono state per lo più frutto di ritrovamenti casuali, il che indica che c’è ancora molto da indagare. Nel 1888 fu trovata una sepoltura in muratura nell’area sud-orientale della città, precisamente a Prado Otoño. Questa sepoltura conteneva un’urna cineraria di vetro, il che suggerisce pratiche funerarie significative dell’epoca. Più avanti, nel 1923, furono fatti scavi che rivelarono diverse tombe costruite con tegulae nell’angolo nord della città, accanto alla cosiddetta Puerta de Hierro. Nel 1935, nella zona detta Moldería Real, furono scoperte diverse sepolture che includevano sia inumazioni sia incinerazioni. Inoltre, ci sono registri che menzionano una sepoltura tardo-romana nell’area dell’antico convento di San Dictino.

Più di recente, negli anni Ottanta, fu fatto un ritrovamento notevole nel Colegio Santa María Madre de la Iglesia, dove fu trovata una lapide associata a una necropoli a incinerazione. Nel 2002 fu realizzato un altro intervento archeologico, questa volta in calle Vía Nova, nel corso di lavori di canalizzazione del gas. Durante questo scavo fu documentato un recinto funerario. In totale furono trovate tre tombe in mattoni. Le tombe custodivano i resti di due uomini e una donna, e tutte contenevano oggetti facenti parte del corredo funerario, che forniscono informazioni sulle usanze e le credenze dell’epoca. Fu inoltre scoperta un’altra inumazione consistente in ciottoli che sigillavano la sepoltura di un feto. Furono documentati anche due casi di incinerazione, uno dei quali di un bambino, trovato in un vaso di ceramica, mentre l’altro era indicato da una macchia di cenere associata a materiali trovati nello stesso luogo. Queste scoperte offrono un panorama più completo della vita e della morte in quest’area suburbana nel corso dei secoli.

Territorio di influenza della città di Asturica Augusta

Nell’area di influenza della città spiccano diversi interventi archeologici realizzati nel castro de la Magdalena, noto anche come castro de la Mesa. Questo importante sito archeologico si trova nella frazione di Castrillo de los Polvazares. La prima fase degli scavi fu realizzata nel 2006 e fece parte dell’ambizioso progetto intitolato Vías Augustas II. Questo progetto fu finanziato grazie al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, il che permise di avviare formalmente le ricerche. Durante questa prima fase fu realizzata una minuziosa documentazione del luogo, che incluse il rilievo topografico e lo scavo archeologico vero e proprio. Va segnalato che i terreni in cui si trova questo castro furono acquistati dalla Caja España. In virtù di un accordo di collaborazione tra questa entità e il Comune di Astorga, l’uso di questi terreni fu ceduto per un periodo di 30 anni, fino al 2035.

Nel 2008 l’Instituto Leonés de Cultura decise di proseguire le attività archeologiche nel castro e di gestire un accordo tra il Comune di Astorga e la Diputación Provincial de León. Grazie a questo accordo furono ampliati i settori scavati durante la prima campagna di intervento. Fu inoltre realizzata una prospezione geomagnetica dell’area circostante il castro, che aiutò a identificare zone di interesse per futuri scavi. La terza campagna di scavi fu realizzata nel 2010 e finanziata dalla Junta de Castilla y León, oltre che dal Comune di Astorga, il che dimostra l’impegno delle istituzioni pubbliche per la conservazione e lo studio del patrimonio archeologico della regione.

I diversi lavori di scavo realizzati nel castro hanno permesso di localizzare evidenze che indicano l’esistenza di un villaggio preistorico. Questa occupazione si colloca cronologicamente tra la fine dell’Età del Bronzo e gli inizi dell’Età del Ferro. Secondo i ritrovamenti, questo insediamento preistorico sarebbe stato composto da diverse capanne, di cui sono state trovate solo le tracce nel suolo che indicano dove si trovavano i pali di sostegno. Sono state inoltre trovate due strutture di stoccaggio scavate nel suolo, il che suggerisce che questo sito fosse un luogo di attività agricola e conservazione di alimenti. Col tempo il luogo fu occupato in epoca romana, quando la sua organizzazione si adattò alla costruzione di assi viari, facilitando il transito e il commercio dell’epoca.

Nella parte alta del castro sono state identificate diverse fasi di occupazione. La prima si verificò prima della nostra era, e sono stati trovati livelli di combustione e materiali caratteristici del periodo castrense, tra cui ceramica terra sigillata di origine italica. La seconda fase si colloca a metà del I secolo ed è caratterizzata dalla costruzione di mura difensive, oltre alla pianificazione di strade e all’edificazione di diversi edifici. Infine, la terza fase, corrispondente ai secoli II o III, è associata alla distruzione delle mura, il che può indicare un cambiamento significativo nella dinamica di occupazione del castro e dei suoi dintorni. Questi ritrovamenti sono fondamentali per comprendere la storia e l’evoluzione dell’occupazione umana in quest’area nel corso dei secoli.

Amministrazione di Asturica Augusta

La divisione amministrativa del territorio della Hispania in epoca romana includeva una città molto importante, Asturica, situata nel conventus Asturicensis. Asturica Augusta, dopo l’arrivo di Roma e l’instaurazione di un nuovo ordine sociale, territoriale e fiscale, divenne il centro amministrativo di una vasta area nota come conventus Asturicensis. Da questo punto centrale si gestiva lo sfruttamento delle risorse economiche della regione, oltre a svolgere diverse funzioni fiscali e politiche fondamentali per il buon funzionamento della zona. Per molto tempo si è creduto che Asturica fosse organizzata secondo una struttura chiamata civitas peregrina. Queste civitates erano amministrate da un consiglio locale responsabile della riscossione delle imposte e dell’amministrazione della giustizia nella comunità. Allo stesso tempo, erano obbligate a fornire lavoratori per le miniere.

Tuttavia, c’è una certa resistenza ad accettare che lo status giuridico di Asturica fosse esclusivamente quello di municipium. Ciò nonostante, diversi studiosi e ricercatori hanno una visione diversa e ritengono che Asturica possa essere stata considerata un municipium. Per esempio, Hartmut Galsterer segnala che Asturica potrebbe aver avuto tale status, basandosi sulla testimonianza di un duumviro menzionato in un itinerario di argilla. Allo stesso modo, Alain Tranoy si mostra perplesso di fronte al fatto che Asturica non sia stata coinvolta nella politica municipale sviluppatasi durante la riorganizzazione territoriale del nord-ovest della Hispania, a cui parteciparono città come Aquae Flaviae, Bracara Augusta e Lucus Augusti. Tranoy suggerisce che è poco probabile che Asturica non abbia ottenuto lo status municipale, soprattutto considerando la sua posizione di capitale di un conventus giuridico di grande rilevanza. Questa possibile elevazione a municipium potrebbe essere avvenuta durante il terzo viaggio di Augusto in Hispania, tra il 15 e il 13 a.C., quando a molte città ispaniche fu concesso il regime municipale.

A sostegno dell’idea che Asturica avesse uno status municipale c’è l’epigrafia scoperta in città, che menziona diverse cariche di governo legate al potere imperiale. Per esempio, si menzionano legati, procuratores Augusti, tra cui i Procuratores Metallorum e il Procurator Asturiae et Gallaeciae specificamente per Asturica, oltre a un Augusti Dispensator e un Praeses Provinciae. Ci sono anche menzioni di cariche come Magistratus, Curator, Sacerdos e Flamines. Questi riferimenti epigrafici sono una chiara indicazione del fatto che la città svolgeva un ruolo cruciale nella regione nord-occidentale della penisola iberica, con una capacità sufficiente ad attrarre popolazione indigena nel suo ambito. Di fatto, che la seconda parte del Patto degli Zoeli sia stata firmata in questa città conferma ulteriormente l’importanza di Asturica in quel momento storico.

La rilevanza di Asturica è rafforzata dall’esistenza della tabula lougeiorum, che suggerisce la presenza in città di un Ara Augusta, un luogo dedicato al culto imperiale. Sebbene questo culto in particolare non sia stato confermato dai ritrovamenti archeologici, sono state trovate evidenze di un culto dedicato alla Triade capitolina, menzionato in sei iscrizioni diverse. Inoltre, Plinio fa riferimento ad Asturica definendola magnifica, il che potrebbe essere legato alla notevole crescita conosciuta dalla città grazie alle attività di sfruttamento aurifero. Questo boom economico attirò senza dubbio una varietà di persone, tra cui burocrati, funzionari, commercianti e immigrati in cerca di nuove opportunità in questa vivace e prospera comunità.

Economia e alimentazione

La regione di Las Médulas, famosa per la sua attività mineraria, non è l’unico luogo di interesse del Bierzo, ma rappresenta anche una parte vitale dell’area di influenza di Asturica, dove si trovavano numerosi sfruttamenti minerari. Questi erano distribuiti in modo ampio e vario per tutta la Maragatería, e ancora oggi possiamo vedere le tracce della loro esistenza.

L’origine di queste attività minerarie risale a tempi preromani, e sono stati trovati numerosi insediamenti della cultura asture. Tuttavia, fu durante il dominio dell’impero romano che l’attività mineraria raggiunse uno sviluppo significativo ai piedi della montagna nota come Teleno. Dall’arrivo della Legio X Gemina e dalla successiva fondazione di un nucleo civile passarono circa cinquant’anni durante i quali la regione fu pacificata. Questo processo di pacificazione permise la creazione di castri e coronas direttamente legati allo sfruttamento delle ricchezze minerarie della zona.

Il sistema di lavoro in quest’epoca si basava per lo più sulla manodopera indigena, che lavorava sotto la supervisione e il controllo di unità militari appartenenti alla Legio VII Gemina, stanziata nella città di León. Grazie alle innovazioni ingegneristiche, la produzione mineraria raggiunse cifre impressionanti, fino a sei tonnellate all’anno. Questo numero è notevole se consideriamo che gli strati minerari della regione presentano una ricchezza che oscilla tra tre e sei grammi per tonnellata di minerale estratto.

Il processo di estrazione dei minerali era complesso e richiedeva un grande sforzo e pianificazione. Prima si costruiva un’estesa rete di canali che trasportavano l’acqua dai fiumi ai punti di sfruttamento. L’acqua si accumulava in grandi vasche, simili a quelle che si possono osservare nello sfruttamento della Fucarona, e poi veniva rilasciata ad alta pressione su coni e gallerie. I coni trascinavano il materiale, portando i sedimenti in aree designate dove si effettuava il lavaggio, noto come arrugia. Allo stesso tempo, le gallerie si usavano per far crollare la struttura del substrato, dirigendo anche in questo caso il materiale verso i lavatoi, con il sistema noto come ruina montium.

Il processo minerario era impressionante e pieno di tecniche ingegnose. Le montagne venivano scavate su ampie aree mediante gallerie illuminate con lucerne. Una volta completato il lavoro di preparazione, i sostegni delle volte venivano abbattuti a partire dalle aree più lontane. Il crollo veniva annunciato, e la vedetta che si trovava in cima alla montagna era l’unica ad accorgersi del momento. Con un cumulo di grida e gesti dava istruzioni ai lavoratori perché si mettessero in allerta, mentre lei stessa scendeva rapidamente. La montagna, indebolita, cedeva fragorosamente, producendo un suono quasi inimmaginabile e uno spostamento d’aria spettacolare.

Nella regione della Maragatería il metodo dell’arrugia era il più comunemente usato. Di conseguenza, i luoghi di sfruttamento divennero ampi spazi aperti, dando origine a valli artificiali o lagune. I rifiuti minerari, detti murias, trasformarono il paesaggio creando coni di uscita. In molti casi questi coni furono costruiti appositamente per facilitare il trasporto del limo che conteneva l’oro estratto. Questo fango si depositava in canali dolci che facilitavano la sedimentazione degli elementi pesanti, mentre i materiali più fini venivano filtrati, permettendo la formazione e la raccolta del metallo prezioso.

L’epoca di maggior splendore delle miniere di questa regione cominciò con la dinastia Flavia alla fine del I secolo e continuò fino alla metà del III, quando iniziò l’inevitabile decadenza. Tra gli sfruttamenti minerari giunti fino a noi spicca la Fucarona, vicino a Rabanal Viejo. In questo luogo si possono osservare le tecniche di sfruttamento impiegate, alcuni dei canali usati per il trasporto dell’acqua e una serie di quattro vasche che servivano a immagazzinarla. Di queste vasche si è conservato parzialmente il fondo, coperto di pietre, un accorgimento destinato a evitare che l’acqua fosse assorbita dal suolo.

Altri sfruttamenti notevoli includono Fucochicos, tra Luyego e Priaranza de la Valduerna. Anche questo luogo nacque con il sistema dell’arrugia. Spicca inoltre la Corona de Pedredo, dove si vedono le vestigia dello sfruttamento minerario accanto al suo insediamento, così come i resti della Laguna Cernea, vicino a Santa Colomba de Somoza.

Per quanto riguarda l’alimentazione nella regione, una ricerca archeologica realizzata nel 2010 da Carlos Fernández e Natividad Fuertes, dell’area di Preistoria dell’Università di León, riuscì a recuperare più di mille resti di molluschi. Questi resti erano datati tra il I e il IV secolo e furono ottenuti da diversi scavi ad Astorga. Analizzando questi ritrovamenti si poté determinare la grande importanza dei molluschi, per lo più ostriche, nella dieta della popolazione romana che abitava Asturica. Ciò rivela che avevano un palato raffinato in fatto di alimentazione, il che implica l’esistenza di un rapporto commerciale attivo con le comunità della costa atlantica.

Comunicazioni di Asturica Augusta

Nel 2006 fu eretto un miliario commemorativo che rende omaggio alle strade storiche che passavano per la città. Questo tipo di monumenti non serve solo a ricordare il passato, ma sottolinea anche l’importanza delle vie di comunicazione nell’antichità. È interessante osservare come, dal punto di vista geografico, la città si trovasse in un luogo chiave per il transito di persone e merci.

Nel contesto delle antiche vie si può menzionare la mappa della Via XXXIV. È rilevante anche un riferimento alla Vía de la Plata, un’altra importante via che collegava diverse regioni. Nel corso della storia, Asturica Augusta, insediamento romano, ha avuto un ruolo molto significativo nelle comunicazioni. Fin da tempi remoti è stata un punto di passaggio obbligato per chi cercava di raggiungere il Bierzo e le terre galiziane. Ciò avveniva attraverso i valichi di Foncebadón e del Manzanal.

Questa città non fu importante solo per la sua posizione geografica, ma anche per il suo ruolo amministrativo e di gestione. Per rispondere alla crescente necessità di comunicazione, fu sviluppata una rete di strade che inizialmente aveva carattere militare. Queste vie non solo facilitavano il collegamento con altre città, ma divennero anche arterie economiche vitali per la regione.

Le diverse strade e vie che attraversavano la città sono documentate in vari testi antichi. Uno dei più importanti è l’Itinerario Antonino, elaborato nel III secolo durante il regno dell’imperatore Caracalla. Questo documento indica le principali vie che collegavano Asturica Augusta ad altre località e mostra come le rotte fossero usate per il commercio e altri scopi a quell’epoca. Il collegamento tra le città attraverso queste importanti strade fu fondamentale per lo sviluppo sociale ed economico della regione, lasciando un’impronta duratura nella storia delle comunicazioni.

ViaPercorso
Via XVII o Item a Bracara AsturicamAsturica Augusta – Bracara Augusta
Via XVIII o Item alio itinere a Bracara AsturicaAsturica Augusta – Bracara Augusta
Via XIX o Item a Bracara AsturicamAsturica Augusta – Lucus Augusti – Bracara Augusta
Via XX o Item per loca maritima a Bracara AsturicamAsturica Augusta – Lucus Augusti – Bracara Augusta
Via XXVI o Item ab Asturica CaesaraugustaAsturica Augusta – Caesaraugusta
Via XXVII o Ab Asturica per Cantabria CaesaraugustaAsturica Augusta – Caesaraugusta
Via XXXII o Item ab Asturica TarraconeAsturica Augusta – Tarraco
Via XXXIV o Ab Asturica BurdigalamAsturica Augusta – Burdigala

Di tutte le vie esistenti a quell’epoca, alcune spiccavano davvero per importanza. La via XXVI era particolarmente notevole, perché insieme alla via XXIV formava quella che era nota come Vía de la Plata. Questa via era molto significativa non solo per il commercio e il trasporto di persone, ma ebbe anche un ruolo fondamentale nella storia. D’altra parte, anche la via XXXIV era di grande rilevanza storica, perché nel corso dei secoli sarebbe diventata una via di pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, una meta molto importante per molti credenti.

Un altro documento importante della storia è quello noto come Tavole d’argilla (Tablas de Barro). Queste tavole furono scoperte all’inizio del XX secolo nei dintorni di Astorga, una città dalla ricca eredità culturale. Nella tavola III si menziona una via che collegava Asturica con Augusta Emerita, mentre la tavola IV descrive il collegamento tra Asturica e Bracara. Questo documento è stato oggetto di alcune controversie quanto alla sua autenticità, dato che esistono opinioni divise sulla sua validità. Tuttavia, nel 2012 se ne è verificata l’autenticità con tecniche di termoluminescenza, che hanno permesso di datare queste tavolette al III secolo, offrendo così una nuova prospettiva sulla loro origine.

Oltre a questi documenti, disponiamo anche dell’Anonimo Ravennate, del VII secolo. In uno degli itinerari contenuti in questo documento, che coincide con la via XVIII di Antonino, si menziona anche Asturica, il che rafforza l’importanza di questo luogo nelle vie romane. Infine c’è la Tabula Peutingeriana, anch’essa del VII secolo; questo documento copia una mappa che risale al IV secolo e ci fornisce informazioni preziose sulle rotte usate a quel tempo e sul loro collegamento con diverse città importanti.


Vedi anche

Cammino di Santiago Francese
Panoramica sulla privacy

Questo sito utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni dei cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul nostro sito o aiutare il nostro team a capire quali sezioni del sito trovi più interessanti e utili.

Puoi consultare la nostra Informativa sulla privacy.