Incendio a Toques e Melide: un paese che rivive la paura del fuoco
Il recente incendio boschivo a Toques e Melide ha lasciato dietro di sé più di 300 ettari devastati, abitazioni minacciate e intere comunità mobilitate in una corsa contro il tempo contro le fiamme. Anche se la Xunta ha già dichiarato l’incendio stabilizzato e ha disattivato il livello 2 di allerta, l’impronta emotiva e materiale resta viva in una zona dove molti abitanti ripetono con rassegnazione: “Isto xa o vivín hai anos e vai pasar de novo”.
Una notte di paura a Leboreiro
A Leboreiro, a pochi chilometri dal cuore delle feste patronali di Melide e in pieno Cammino di Santiago Francese, le famiglie hanno vissuto ore di angoscia. Nella proprietà nota come O Casteto, gli abitanti hanno lottato per salvare la casa di famiglia, ricordando con dolore che già quindici anni fa avevano subito una tragedia simile. Il sospetto che l’incendio sia stato doloso aumenta la rabbia e l’impotenza: sono stati rilevati due focolai simultanei accanto alla strada e alcuni testimoni assicurano di aver visto lo stesso veicolo in entrambe le zone a distanza di appena mezz’ora.
L’impatto a Toques: allevamenti in pericolo e monte protetto devastato
Il fuoco non ha tardato a espandersi verso Toques, colpendo aree di alto valore ecologico e aziende zootecniche. I proprietari denunciano ostacoli amministrativi nella prevenzione: “Pedín permiso para rozar o monte e non me deixaron por un lagarto” (ho chiesto il permesso di ripulire il monte e non me l’hanno concesso per una lucertola), lamentava un allevatore che ha passato ore a difendere la sua azienda. La situazione ha messo in evidenza la fragilità di un equilibrio che, anno dopo anno, si rompe a ogni ondata di caldo e vento secco.
Nella parrocchia di San Martiño de Oleiros, gli abitanti hanno lavorato fianco a fianco per impedire che le fiamme divorassero case e stalle. A Fondevila, la solidarietà è diventata lo strumento principale: i paesi vicini hanno inviato autobotti e volontari, organizzando turni di vigilanza e sostegno per contenere l’avanzata del fuoco.
La risposta delle squadre di spegnimento
Il dispiegamento contro l’incendio ha mobilitato un tecnico, tre agenti, undici brigate, dieci autopompe, una pala e un elicottero, che hanno lavorato in condizioni estreme. L’elicottero ha persino attinto alla piscina comunale di Furelos per caricare acqua, costringendo il Comune di Melide a chiudere l’area ricreativa e a rinviare il Día da Bici, non solo per sicurezza, ma anche per la cattiva qualità dell’aria.
Il rinforzo di Guardia Civil, Polizia Locale, Protezione Civile e Vigili del Fuoco di Arzúa è stato fondamentale per evitare una catastrofe maggiore. Anche il Comune di Touro si è unito inviando un’autopompa che ha garantito la fornitura d’acqua nei momenti più critici.
Abitanti esausti: la lotta senza sosta
Mentre i mezzi ufficiali si concentravano sui punti di maggior rischio, gli abitanti sono rimasti in prima linea, armati di manichette, secchi e cisterne improvvisate. “A xente das cisternas non puido durmir nin quince minutos” (la gente delle cisterne non ha potuto dormire nemmeno quindici minuti), raccontava uno dei colpiti dopo ore di sforzo continuo. La paura di perdere tutto è diventata l’unica motivazione per resistere, anche quando la fatica sembrava insuperabile.
Più di 300 ettari devastati
Secondo i dati della Consellería do Medio Rural, il fuoco ha bruciato inizialmente più di 200 ettari di monte e pascolo, cifra poi salita a circa 300 ettari. La rapida propagazione, spinta dal vento, ha reso questo incendio uno dei più gravi degli ultimi anni nella comarca.
Le conseguenze non si limitano alla perdita ambientale: abitazioni, aziende zootecniche e risorse naturali sono rimaste a rischio, e il trauma collettivo si ripete in una terra che associa queste tragedie ai momenti di festa. Come ha ricordato un giovane di Fondevila: “Sempre é cando chegan as festas do Carme” (è sempre quando arrivano le feste del Carmen).
L’ombra del fuoco nella memoria collettiva
La sensazione di déjà vu attraversa Melide e Toques. Molti ricordano incendi passati con l’amara certezza che la storia si ripete. La frase “Isto xa o vivín hai anos” (l’ho già vissuto anni fa) non è solo un lamento, ma un avvertimento che, senza una politica efficace di prevenzione e una gestione più vicina al territorio, la comunità continuerà a essere esposta allo stesso destino.
Un futuro condizionato dalla prevenzione
Perché Toques e Melide non rivivano questo inferno ogni decennio, è imprescindibile:
- Rafforzare la pulizia e la gestione del monte, eliminando il combustibile vegetale accumulato.
- Autorizzare decespugliamenti responsabili, garantendo la sicurezza delle aziende senza mettere a rischio le specie protette.
- Implementare sistemi di sorveglianza precoce, con telecamere, droni e pattuglie forestali che rilevino rapidamente qualsiasi focolaio sospetto.
- Promuovere l’educazione dei cittadini alla prevenzione degli incendi, coinvolgendo la popolazione nella protezione del territorio.
- Punire in modo esemplare i responsabili degli incendi dolosi, evitando la sensazione di impunità.
La resilienza di un paese che non si arrende
Nonostante la devastazione, quanto vissuto a Toques e Melide dimostra la forza delle sue comunità, capaci di unirsi per difendere le proprie case, i propri boschi e il proprio modo di vivere. Il fuoco si accanisce ancora una volta su questa terra, ma rafforza anche lo spirito di chi la abita. La chiave sta nel fare in modo che la memoria dell’incendio non resti nel ricordo amaro di ogni festa patronale, ma spinga verso una strategia solida e duratura che garantisca che questo dramma non si ripeta.










